Perché è possibile superare un disturbo ossessivo?

Superar un TOC
Qualche anno fa pubblicai una serie di video su diversi temi legati a disturbi psicologici, e quelli che ottennero più visualizzazioni furono sicuramente quelli dedicati al disturbo ossessivo. Oggigiorno, dopo la creazione di IPITIA a Barcellona, un centro specializzato in DOC ed Ansia, e dopo la costruzione di un team di giovani ed eccellenti professionisti, voglio spiegare nuovamente con maggiore certezza e sicurezza perché è possibile curare un disturbo ossessivo.

Molte delle cose che scriverò sono il frutto dell’esperienza nel trattare centinaia di persone, molte venute a Barcellona da altre parti del mondo, il tutto con un’efficacia elevata nella maggior parte dei casi (circa 80%), anche se ancora riscontriamo situazioni di resistenza terapeutica sulle quali stiamo lavorando per perfezionare sempre di più la metodologia.

L’origine

In primo luogo un disturbo ossessivo, indipendentemente dalla presenza di una predisposizione genetica, che non è una condanna, si sviluppa perché si sono presentate una serie di determinate condizioni nella vita della persona. Normalmente esse occorrono nell’infanzia e nell’adolescenza, e anche se a volte possono presentarsi nell’età adulta stiamo parlando di una piccola percentuale di casi.

Ci troviamo davanti a situazioni che generano una profonda paura o inibizione, e che bloccano lo sviluppo della natura istintiva del bambino o dell’adolescente, facendo in modo che costoro inizino a vivere una vita “pensata” invece di una vita spontanea.

Quando si soffre bulling, si vive in una ambiente rigido o tirannico, pauroso ed insicuro, si soffre abuso psicologico o sessuale, si passa per circostanze difficili come la paura costante dei genitori che discutono in continuazione, è facile che quel bambino o adolescente paralizzi la sua natura più genuina e cerchi di evitare tali circostanze provando a ragionare su ciò che deve o non deve fare, evitando di relazionarsi, nascondendosi, occultando il suo mondo interiore senza condividerlo con nessuno.

I primi sintomi

Tutto ciò gli creerà dei problemi già sul momento, ma è quando sarà un giovane adulto che potranno iniziare ad apparire i primi sintomi in forma di idee ossessive, rituali, incapacità di realizzare determinati atti, e, anche se molti proveranno a dissimularlo, tutto ciò lo condurrà a un tale livello di ansia che sarà impossibile nasconderlo al mondo esterno.

Quando lo spiegherà, troverà molti professionisti della psichiatria e della psicologia che gli diranno che si tratta di un disturbo organico e permanente, e che l’unica cosa che può fare è assumere farmaci, accettarlo ed imparare a conviverci nel miglior modo possibile. In realtà, tutto ciò appartiene ad una visione ultra-conservatrice della mente umana che tende ad etichettare e rendere cronico ciò che non si riesce a capire, e, soprattutto, che permette di mantenere la prevalenza di una struttura sociale tradizionale senza che essa sia mai messa in discussione. È come se ti dicessero: non importa quanto tu stia soffrendo, sei nato/a così, punto.

Recuperare l’istinto

È vero che siamo riusciti ad aiutare un gran numero di persone. Ma facendo cosa? Potremmo dire semplicemente: “restituendogli la vita”.

Mi spiego meglio. Immaginiamo un cucciolo di leone che ha perso i suoi genitori e si trova solo. Lo riscattiamo, lo portiamo ad una clinica per animali, ma la nostra intenzione è quella di riportarlo nella giungla quando sarà adulto, quindi dovremo fare in modo che non perda l’istinto, e non potremo pertanto trattarlo come un gatto. Dovremo insegnargli a cacciare, a non generare vincoli dipendenti con chi si prende cura di lui, e prenderemo in considerazione tutti i fattori necessari fino a quando sapremo che è preparato per tornare ad essere libero.

Come riportare una persona con DOC nella “giungla”

Con le persone che soffrono di DOC occorre qualcosa di simile: dobbiamo restituire loro l’istinto perso, recuperare il loro coraggio, la loro audacia, la capacità di posizionarsi nella vita e affrontare le loro paure, dovremo fare in modo che riacquistino la speranza e la voglia di una vita piena ed autentica. Per farlo, l’unica strada è quella di allenarli nel processo di attivazione pulsionale, che è come ho chiamato la metodologia che ho creato, AFOP®, attivazione e focalizzazione pulsionale, e attraverso la quale il paziente passa attraverso una serie di processi vitali che gli permettono di riattivare tutti quegli aspetti biochimici e cognitivi bloccati nel passato.

Ma ciò non sarà ancora sufficiente: la cosa più importante sarà quando arriverà il momento di iniziare a lottare con forza per raggiungere obiettivi vitali legati ad un desiderio autentico, e che probabilmente saranno in contrapposizione con tutte le idee e credenze assorbite nel corso della sua vita. La persona dovrà riconoscersi ed accettarsi nel suo complesso ed affrontare una verità interna che può mettere in discussione molti elementi del suo mondo, con i quali stava convivendo più per rassegnazione che per desiderio. Ed è qui che ci troviamo, in molti casi, con forti resistenze, poiché ammettere ciò che la persona vuole veramente nella vita per molti può trasformarsi in una sfida difficilissima.

Come riportare una persona con DOC nella “giungla”

In ogni caso, se soffri di DOC, ti darò qualche suggerimento, la qual cosa non vuol dire che ti curerai solo così, poiché la cura richiede un processo molto più complesso, ma potrai notare comunque qualche miglioramento. Pensa che i nostri psicologi adattano ogni processo terapeutico al paziente, personalizzandolo al massimo, quindi ciò che segue sarà estrematamene generico, anche se può essere utile. Tutto ciò che spiego è diretto a persone maggiorenni: ai più giovani chiedo cortesemente di rivolgersi personalmente ad un esperto o ai vostri genitori.

Inizia a praticare uno sport di contatto: arti marziali, boxe, kickboxing. Altre alternative sono la scalata/arrampicata o l’equitazione. Tutto ciò in luoghi appropriati, con istruttori esperti che ti possano insegnare progressivamente. Nella nostra esperienza, questo è quello che serve all’inizio per attivare la nostra natura più primitiva.

Balla, non importa l’età che hai, se preferisci fallo in un luogo privato, ma lasciati andare come se potessi liberare tutto quello che hai represso, suda, divertiti, esprimiti senza complessi.

Scrivi ciò che non ti piace della tua vita e ciò che vuoi veramente, sii radicalmente autentico. Per favore non censurarti, esprimi tutto quello che vuoi e non spaventarti se, magari, ti rendi conto di quelle che sono le tue vere voglie ed emozioni.

Quando appare la colpa…

Se sei stato davvero sincero è probabile che appaia un sentimento di colpa. Le persone con disturbo ossessivo si sentono in colpa per qualsiasi cosa, di aver detto questo o quello, di non voler abbastanza bene ad una persona, di sentire qualcosa di “non adeguato”, di annoiarsi con qualcuno…Sono persone facilmente “addomesticabili” e manipolabili, perché attivando in loro la colpa possono essere facilmente sottomessi.

Per questo, ogni volta che noterai affiorare una sensazione di libertà verrà la colpa unita ad essa. Per il momento accettala, ma non smettere di essere genuino in ciò che pensi e senti, per quanto tu ti senta male. Devi sconfiggere la tentazione della rinuncia.

E l’ultima cosa che ti suggerisco è di trovare un modo di esprimerti: scrivere, dipingere, recitare, fotografare, quello che più desideri, ma devi essere libero, questa è la cosa più importante in tutto ciò che fai.

Segui gli articoli che scriviamo sul blog di IPITIA, troverai informazioni so ciò che facciamo e su come si può curare un DOC da una prospettiva diversa, che punta alla cura completa. Scrivi i tuoi commenti e riflessioni, ti leggeremo con piacere e risponderemo al più presto.

 

Damián Ruiz
Direttore e Psicologo
IPITIA | Istituto Psicologico InternazionaleCentro
specializzato in Disturbi ossessivi e DOC